Tendine di Achille

Diagnosi, sintomatologie e trattamenti della patologia

Tendine d’Achille:
che cos’è e di cosa si tratta

Il tendine di Achille è il tendine più grosso e più robusto del corpo umano. È una struttura fibrosa molto resistente che deriva dalla confluenza di tre muscoli della gamba, i due gemelli e il soleo, e consente al piede di spingere in avanti e verso l’alto. È quindi fondamentale nel cammino, nella corsa e nel salto.

Nonostante la sua robustezza, il tendine di Achille, avendo una limitata capacità riparativa, è spesso soggetto a lesioni da sovraccarico e a fenomeni degenerativi, dovuti sia alle sue caratteristiche anatomiche sia al ridotto apporto vascolare.

Per questi motivi, quando il tendine va incontro a patologie da sovraccarico, tende a infiammarsi (tendinite) senza una reale capacità di guarigione, a degenerare (tendinosi) o persino a rompersi, diventando così un problema cronico, grave e fortemente limitante, soprattutto negli sportivi.

Inquadramento della patologia
del Tendine di Achille

Le principali patologie del tendine di Achille si dividono in quattro categorie:

Tendinopatia cronica preinserzionale

La tendinopatia cronica preinserzionale è una degenerazione del tendine di Achille, caratterizzata da un ispessimento fusiforme del tendine, con aspetti degenerativi intratendinei e aree di micro-interruzioni accanto ad altre di pseudo-ingrossamento. Si manifesta soprattutto negli sportivi o in soggetti che eseguono movimenti ripetitivi. Questa condizione prende il nome di tendinosi achillea cronica e predispone alla rottura sottocutanea del tendine.

Tendinopatia cronica inserzionale

La tendinopatia cronica inserzionale è caratterizzata da dolore e rigonfiamento, a bozzo sporgente, a livello della parte posteriore del tallone. In queste condizioni il tendine viene danneggiato dalla formazione di speroni ossei taglienti, ai quali si associa una condizione flogistica cronica dei tessuti pretendinei (triangolo di Kager) e retrotendinei (borsite retrocalcaneare cronica). Questa condizione è conosciuta come malattia di Haglund del tendine di Achille.

Con la radiografia vengono evidenziati gli speroni ossei, mentre con la risonanza magnetica si valuta l’infiammazione dei tessuti molli circostanti, come la borsite e la degenerazione tendinea.

Il trattamento di questa patologia prevede l’utilizzo di talloniere ammortizzanti, terapie fisiche e farmaci antinfiammatori. Se il dolore persiste, si ricorre alla chirurgia, che consiste nella rimozione dello sperone osseo, seguita dalla regolarizzazione del calcagno e dalla riparazione del tendine mediante ancore in titanio.

Rottura sottocutanea acuta del tendine di Achille

In questa casistica il tendine si rompe improvvisamente nella sua zona di maggiore debolezza, poiché meno vascolarizzata, situata a 3–5 cm dalla sua inserzione. È un evento che si verifica durante l’attività sportiva e i più colpiti sono atleti di mezza età, i cosiddetti “week-end warriors”.
Le rotture sottocutanee croniche del tendine di Achille si verificano quando la rottura viene misconosciuta per lungo tempo oppure in soggetti affetti da patologie primarie che indeboliscono il tendine, come l’assunzione di cortisonici o di altri farmaci potenzialmente dannosi per il tessuto tendineo.

La diagnosi è prevalentemente clinica e si basa sulla palpazione del “vuoto” tendineo e su test funzionali specifici; ecografia o risonanza magnetica sono riservate ai casi dubbi o alle rotture parziali.

Come trattamento di questa patologia, la riparazione chirurgica mini-open rappresenta l’opzione preferita: una piccola incisione centrale consente di rimuovere i tessuti tendinei danneggiati e di suturare le fibre mediante punti rinforzati.

Brevità del tendine di Achille

La patologia del tendine di Achille è caratterizzata da accorciamento congenito o acquisito del tendine, che limita la flessione dorsale del piede e costringe a una camminata sulle punte (marcia digitigrada), più correttamente riferita al sistema achilleo-plantare. In questa condizione il piede tende a restare costantemente in punta e non raggiunge i 90° nemmeno forzandolo.
Soffrono di questa condizione pazienti affetti da patologie neurologiche, come l’ipertono da spasticità. Un’altra categoria di soggetti con tendine di Achille retratto è rappresentata dal piede cavo a componente neurologica, come negli esiti di poliomielite anteriore acuta o nella malattia di Charcot-Marie-Tooth (neuromiopatia ereditaria). Un’ulteriore condizione in cui il tendine di Achille risulta retratto, a causa di un anomalo bilanciamento tra muscoli agonisti e antagonisti, si osserva nelle paralisi del nervo sciatico-popliteo esterno (SPE), tipiche dei soggetti con piede ciondolante, come esiti di interventi per ernia discale, fratture del bacino, lesioni della gamba o del ginocchio (ad esempio frattura del capitello fibulare).
Infine, numerose deformità o patologie croniche (come il piede piatto dell’adulto, l’artrosi di caviglia o gli esiti traumatici) possono determinare un accorciamento compensatorio del tendine di Achille, che deve essere corretto mediante allungamento nel corso dell’intervento chirurgico per la deformità principale.

Questa patologia viene diagnosticata attraverso una valutazione della mobilità articolare, spesso in collaborazione con il neurologo, al fine di escludere cause neuromuscolari. La radiografia o la risonanza magnetica consentono di analizzare l’allineamento osseo e le strutture coinvolte.

Il trattamento della brevità del tendine di Achille prevede l’allungamento percutaneo mediante microincisioni: il tendine viene rilasciato gradualmente, consentendo un recupero fisiologico della lunghezza. Nei casi di origine neurologica, si preferisce l’allungamento a livello della giunzione muscolo-tendinea (tecnica di Baker), al fine di preservare la forza.

La diagnosi del tendine di Achille

La diagnosi del tendine di Achille è clinica, mediante la valutazione della storia del paziente (anamnesi), in seguito viene effettuata una visita accurata eseguendo alcuni test specifici per il tendine di Achille: test di Thompson-test di Silfvferskiold. La diagnosi viene integrata da uno studio ecografico del tendine di Achille, spesso completato da una risonanza magnetica. Fondamentale eseguire anche una radiografia del retropiede per valutare eventuali speroni retrocalcaneali.

Cura e trattamento per tendinosi

Il primo approccio per il trattamento del tendine di Achille è conservativo, quindi si può curare tramite terapia fisica, ovvero laserterapia e tecarterapia, onde d’urto ESWT radiali, esercizi specifici di stretching ed esercizi eccentrici, andando di conseguenza a sospendere tutte le attività sportive fino a 6 mesi, poiché la ripresa del tendine è molto lenta.

Gli esercizi eccentrici secondo Dean creano un miglioramento qualitativo delle proprietà collagene del tendine e riducono la formazione di aderenze. Vengono riferiti anche casi di miglioramento con infiltrazioni locali di gel piastrinico (PRP-gf) con lo scopo di “rivitalizzare” il tendine o con la proloterapia, infiltrazioni ecoguidate di glucosio.

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